Due attivisti dell’ISM, tra cui Marco 54enne di Roma, sono stati arrestati e rischiano l’espulsione dopo una nuova protesta nel villaggio Canaan.

Marco ha deciso di resistere alla deportazione ed urgono DONAZIONI per far fronte alle spese legali

fonte: palsolidarity.org

Aggiornamenti (11/2) sulla situazione di Marco di Renzo, arrestato e al
momento detenuto nelle carceri sioniste.
Marco non ha firmato il foglio con cui autorizzava il suo reimpatrio.
Questo significa che nelle prossime 48 ore non potrà essere
reimpatriato.
*

Marco è comparso una volta di fronte al giudice ed ha ricevuto una
visita in carcere da parte dell’avvocato. La parcella dell’avvocato è
di 15.000 shekel (cioè circa 3000 euro). In parte verrà pagato da ISM
in Palestina, ma è decisamente tanto e quindi le donazioni sono più
che benvenute (in fondo il link su come fare per chi ha paypal)
*

Non ci sarà un processo perchè, sebbene le accuse siano false,
vincerlo sarebbe molto difficile. QUINDI, DALLA FINE DELLE 48 ORE
SOPRACITATE, È POSSIBILE MARCO CHE VENGA IMBARCATO SU UN QUALSIASI
VOLO VERSO L’ITALIA.

Marco continua lo sciopero della fame, e rifiuta di assumere cibo emedicinali forniti dalle guardie sioniste. Domani però alcuni compagnipotranno visitarlo e portargli le sue medicine, che ha accettato di prendere dal momento che non provengono da mano sionista. (l’attivista ha subito una tiroidectomia in passato)

Marco di Renzo, residente a Roma, è stato arrestato il 9 di Febbraio, giorno del boicottaggio dei prodotti agricoli israeliani, nel villaggio di Canaan. Questo villaggio è uno dei tanti villaggi di tende che i palestinesi hanno installato, sulla scia del famosissimo

Bab al Shams, per PROTESTARE CONTRO L’ESPANSIONE DELLE COLONIE
ISRAELIANE. L’esistenza stessa delle colonie è in violazione della 4°convenzione di Ginevra (art.49.6), e, nonostante ciò, Israele continuaad espanderle sotto il sostanziale silenzio della comunitàinternazionale. In particolare, questa nuova “ondata” di colonie,riuscirebbe a separare in maniera drastica il nord dal sud dellaCisgiordania, impedendo così gli spostamenti dei palestinesi che vi risiedono.

MARCO È ENTRATO IN SCIOPERO DELLA FAME IN SOLIDARIETÀ CON I PRIGIONIERI PALESTINESI IN SCIOPERO DELLA FAME. Tutti i prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane sono prigionieri politici, ed ilfatto stesso che vengano deportati dal territorio occupato (Cisgiordania o Gaza che sia) all’interno dei territori direttamente controllati dalla potenza occupante va ancora una volta contro la quarta convenzione di Ginevra. I prigionieri palestinesi subiscono tortura, ci sono minori, vengono proibite in molti casi le visite familiari, e c’è la detenzione amministrativa (cioè un palestinese può essere messo in un carcere israeliano senza nessuna accusa o processo). Esistono in questo momento 186 detenuti amministrativi nelle carceri israeliane, ed è appunto partito da questi lo sciopero della fame in solidarietà al quale anche Marco sta scioperando.

PER DONAZIONI COLLEGATEVI AL LINK:
HTTPS://WWW.PAYPAL.COM/IT/WEBAPPS/MPP/SEND [4]INSERENDO
LUPOSOLO@LIBERO.IT COME E-MAIL.

HTTPS://WWW.FACEBOOK.COM/RETEITALIANAISM [5]

HTTP://ITALY.PALSOLIDARITY.ORG [6]

Dave e Marco sono detenuti nel carcere di Givone rischiano la deportazione.

Uno di loro, Marco Di Renzo (54 anni), ha deciso di iniziare uno sciopero della fame da stasera (ieri sera per chi legge) in solidarietà con i prigionieri politici palestinesi e per protestare contro la sua espulsione illegittima. Ha deciso anche di smettere di prendere i suoi farmaci per la pressione sanguigna, esponendo la sua vita a seri rischi date le sue condizioni di salute dovute ad una precedente tiroidectomia.

Le accuse contro di lui sono la presenza in una zona militare chiusa e l’aver aggredito un soldato con la sua macchina fotografica, accusa questa completamente falsa.

 canaan2


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17enne arrestato a Tel rumeida, hebron

fonte:palsolidarity.org    by Team Khalil

Un giovane di 17 anni è stato arrestato e altri 2, tra cui un ragazzo di 13 anni, sono stati fermati al checkpoint  56 a Tel Rumeida, Hebron.

Verso le 8 di sera del 7 febbraio  soldati delle forze di occupazione arrest1-400x300israeliane hanno arrestato tre uomini, accusati di tirare pietre al posto di blocco. Dopo un’ora Zehdeh Munir, di 17 anni, è stato arrestato e portato in una jeep dell’esercito alla stazione di polizia a Givat Havot, vicino Kiyrat Arba a Hebron.

Gli altri due palestinesi fermati, uno di 25 anni della famiglia Sharabati e l’altro di 13 anni della famiglia Atrash, sono stati rilasciati senza accuse dopo essere stati trattenuti per un’ora. Continue reading

La famiglia Al Dalu, per non dimenticare

fonte: http://ilblogdioliva.blogspot.it

Il 18 novembre 2012, nel quinto giorno dell’ offensiva militare israeliana “Pillar of Cloud” contro Gaza, il bollettino di guerra riportava 72 persone uccise, incluso 19 i bambini,  670 i feriti, la maggior parte donne e bambini.

Quel giorno l’aviazione militare israeliana ha bombardato un edificio di tre piani in Nasser street, Gaza city,
sterminando una intera famiglia.

Io mi trovavo, come ogni giorno, allo Shifa hospital. Improvvisamente le ambulanze hanno portato i corpi delle piccole vittime del brutale attacco: Continue reading

Violenza a Nabi Saleh

Mentre Amnesty International si appella pubblicamente per la liberazione di Bassem Tamimi, platealmente pluriarrestato in quanto pericoloso organizzatore di manifestazioni pacifiche, l’esercito di occupazione a Nabi Saleh gli arresta il figlio quattordicenne, Wa’ed. La madre, Narimal, corre verso i soldati che lo hanno preso, qualcuno va ad aiutarla, e altri

quattro finiscono arrestati.

fronteggiamento (foto Claudio Scalise)

                Fin dall’inizio c’era qualcosa che non andava: troppi soldati, non ne avevo mai visti così tanti, credo almeno cinquanta. Anziché scendere dalla strada principale, saliamo nell’altra frazione del paese, verso la collina: i soldati sono già in cima alla strada, e ci sparano lacrimogeni, molto prima che nessuno si immagini di tirare un sasso. Continue reading

Raid notturno a Hebron: due arresti

fonte: palsolidarity.org

Circa alle 2 del mattino del 30 ottobre, le forze di occupazione israeliane sono scese dal tetto sul retro di un complesso abitativo in Shuhada street per arrestare lo studente Abed Al Salayma, di 20 anni. Abed è stato bendato e portato via dalla sua casa poco tempo dopo, mentre sua madre sconvolta protestava con i soldati. Mezz’ora dopo la madre Jamille Shalaldh Hassan, di 50 anni, è stata ammanettata, arrestata e portata via.

Quando i militari israeliani sono entrati, non hanno fornito alla famiglia un mandato scritto o nemmeno una spiegazione verbale del motivo per cui Abed veniva prelevato, quindi questo evento è un vero rapimento. Continue reading

Quattro pescatori palestinesi arrestati

fonte: il blog di oliva

Domenica 7 ottobre quattro pescatori sono stati arrestati dalla marina militare israeliana mentre si trovavano a circa 2,5 miglia dalle coste di Beit Lahia, a nord Gaza.


Majed Fadel Baker, 52 anni, stava pescando su un hasaka con i suoi tre figli: Fady Majed Baker, 27

anni, Emran Majed Baker, 28 anni, Mohammed Majed Baker, 20 anni.

Incontro Majed nella sua abitazione in Beach camp (Shati camp). 

Majed racconta che erano le 8.00 del mattino quando due navi della marina militare israeliana si sono avvicinate alla loro imbarcazione. Si trovavano a 500 metri dal limite nord con le acque israeliane e a 2,5 miglia dalla costa di Gaza. Erano presenti un’altra decina di hasakas, tutti hanno inziato a scappare. Continue reading

Lettera dagli attivisti arrestati

Cari amici della Palestina,

scrivo da un appartamento a Tel Aviv dove mi trovo agli arresti domiciliari per la mia solidarietà con i palestinesi che combattono da dodici anni contro il blocco della strada nella loro città Cisgiordana di Kufr Qaddoum.

Questo fine settimana, ho trascorso 48 ore nelle carceri israeliane. Mi è stato negato l’accesso a medicinali, sono stata trattenuta per un lungo periodo con gambe e polsi legati e mi è stato impedito di chiamare un avvocato o la mia ambasciata, ma questo è un trattamento leggero rispetto alla punizione inflitta ai palestinesi che resistono all’occupazione illegale della loro terra. Continue reading