Marco ha deciso di resistere alla deportazione ed urgono DONAZIONI per far fronte alle spese legali
fonte: palsolidarity.org
Aggiornamenti (11/2) sulla situazione di Marco di Renzo, arrestato e al
momento detenuto nelle carceri sioniste.
Marco non ha firmato il foglio con cui autorizzava il suo reimpatrio.
Questo significa che nelle prossime 48 ore non potrà essere
reimpatriato.
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Marco è comparso una volta di fronte al giudice ed ha ricevuto una
visita in carcere da parte dell’avvocato. La parcella dell’avvocato è
di 15.000 shekel (cioè circa 3000 euro). In parte verrà pagato da ISM
in Palestina, ma è decisamente tanto e quindi le donazioni sono più
che benvenute (in fondo il link su come fare per chi ha paypal)
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Non ci sarà un processo perchè, sebbene le accuse siano false,
vincerlo sarebbe molto difficile. QUINDI, DALLA FINE DELLE 48 ORE
SOPRACITATE, È POSSIBILE MARCO CHE VENGA IMBARCATO SU UN QUALSIASI
VOLO VERSO L’ITALIA.
Marco continua lo sciopero della fame, e rifiuta di assumere cibo emedicinali forniti dalle guardie sioniste. Domani però alcuni compagnipotranno visitarlo e portargli le sue medicine, che ha accettato di prendere dal momento che non provengono da mano sionista. (l’attivista ha subito una tiroidectomia in passato)
Marco di Renzo, residente a Roma, è stato arrestato il 9 di Febbraio, giorno del boicottaggio dei prodotti agricoli israeliani, nel villaggio di Canaan. Questo villaggio è uno dei tanti villaggi di tende che i palestinesi hanno installato, sulla scia del famosissimo
Bab al Shams, per PROTESTARE CONTRO L’ESPANSIONE DELLE COLONIE
ISRAELIANE. L’esistenza stessa delle colonie è in violazione della 4°convenzione di Ginevra (art.49.6), e, nonostante ciò, Israele continuaad espanderle sotto il sostanziale silenzio della comunitàinternazionale. In particolare, questa nuova “ondata” di colonie,riuscirebbe a separare in maniera drastica il nord dal sud dellaCisgiordania, impedendo così gli spostamenti dei palestinesi che vi risiedono.
MARCO È ENTRATO IN SCIOPERO DELLA FAME IN SOLIDARIETÀ CON I PRIGIONIERI PALESTINESI IN SCIOPERO DELLA FAME. Tutti i prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane sono prigionieri politici, ed ilfatto stesso che vengano deportati dal territorio occupato (Cisgiordania o Gaza che sia) all’interno dei territori direttamente controllati dalla potenza occupante va ancora una volta contro la quarta convenzione di Ginevra. I prigionieri palestinesi subiscono tortura, ci sono minori, vengono proibite in molti casi le visite familiari, e c’è la detenzione amministrativa (cioè un palestinese può essere messo in un carcere israeliano senza nessuna accusa o processo). Esistono in questo momento 186 detenuti amministrativi nelle carceri israeliane, ed è appunto partito da questi lo sciopero della fame in solidarietà al quale anche Marco sta scioperando.
PER DONAZIONI COLLEGATEVI AL LINK:
HTTPS://WWW.PAYPAL.COM/IT/WEBAPPS/MPP/SEND [4]INSERENDO
LUPOSOLO@LIBERO.IT COME E-MAIL.
HTTPS://WWW.FACEBOOK.COM/RETEITALIANAISM [5]
HTTP://ITALY.PALSOLIDARITY.ORG [6]
Dave e Marco sono detenuti nel carcere di Givone rischiano la deportazione.
Uno di loro, Marco Di Renzo (54 anni), ha deciso di iniziare uno sciopero della fame da stasera (ieri sera per chi legge) in solidarietà con i prigionieri politici palestinesi e per protestare contro la sua espulsione illegittima. Ha deciso anche di smettere di prendere i suoi farmaci per la pressione sanguigna, esponendo la sua vita a seri rischi date le sue condizioni di salute dovute ad una precedente tiroidectomia.
Le accuse contro di lui sono la presenza in una zona militare chiusa e l’aver aggredito un soldato con la sua macchina fotografica, accusa questa completamente falsa.





