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	<title>Rete italiana ISM</title>
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	<description>Rete italiana di supporto all&#039;International Solidarity Movement palestinese</description>
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		<title>Nuovo sito della Rete italiana ISM</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Feb 2013 20:09:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>SimonCMSS</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[Siamo lieti di annunciarvi l&#8217;indirizzo del nuovo sito della Rete italiana ISM: http://www.reteitalianaism.it Questo blog non verrà più aggiornato.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h1>Siamo lieti di annunciarvi l&#8217;indirizzo del nuovo sito della Rete italiana ISM: <a href="http://www.reteitalianaism.it">http://www.reteitalianaism.it</a></h1>
<h1>Questo blog non verrà più aggiornato.</h1>
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		<title>I palestinesi fondano il nuovo villaggio “Al-Manatir” in protesta  alla politica coloniale illegale di Israele. Burin, Nablus.</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Feb 2013 18:27:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudiot</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[Burin]]></category>
		<category><![CDATA[resistenza]]></category>

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		<description><![CDATA[fonte: palsolidarity.org  February 3, 2013 &#124; Aggiornamento del  4 February: L’esercito israeliano arresta due ragazzi del villaggio in rappresaglia alla fondazione di sabato scorso del villaggio di al-Manateer in territorio palestinese (classificato Area B, secondo gli accordi di Oslo). Alle 8:30 &#8230; <a href="http://italy.palsolidarity.org/2013/02/11/i-palestinesi-fondano-il-nuovo-villaggio-al-manatir-in-protesta-alla-politica-coloniale-illegale-di-israele-burin-nablus/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><b></b></p>
<p><em>fonte: palsolidarity.org</em>  February 3, 2013 |</p>
<p><i>Aggiornamento del  4 February:</i></p>
<p><i>L’esercito israeliano arresta due ragazzi del villaggio in rappresaglia alla fondazione di sabato scorso del villaggio di al-Manateer in territorio palestinese (classificato Area B, secondo gli accordi di Oslo).</i></p>
<p><i>Alle 8:30 una presunta ambulanza palestinese è arrivata a Burin. I residenti erano sospettosi in quanto l’autista non sembrava del tutto palestinese. Gli scontri sono cominciati quando un ragazzo si è accoro che gli uomini seduti nei sedili anteriori erano dei soldati  israeliani in uniforme.</i></p>
<p><i>Più tardi, mentre Ghassan e Mohammad erano in casa di amici, l’unità speciale israeliana vestita di nero e in passamontagna ha fatto irruzione nella casa chiedendo le carte d’identità per arrestarli entrambi. Ghassan è stato portato ammanettato e bendato verso una jeep dove è stato interrogato dal comandante militare prima di essere rilasciato. Mohammad è stato invece portato, anche lui ammanettato e bendato, alla base militare di Huwara prima di essere rilasciato con la minaccia di arresto nel caso avesse preso un taxi per tornare a casa.<a href="http://italy.palsolidarity.org/files/2013/02/burin-2.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-2186" alt="burin-2" src="http://italy.palsolidarity.org/files/2013/02/burin-2-300x224.jpg" width="300" height="224" /></a></i></p>
<p><b>di Katie W.</b></p>
<p><b>2 Gennaio 2013 | International Solidarity Movement, Al-Manatir,  Palestina Occupata</b></p>
<p style="text-align: justify">Odio i checkpoint che ci obbligano ad aspettare e a cambiare direzione facendoci fare  lunghe deviazioni. Odio il gas lacrimogeno specialmente quando mi impedisce di respirare. Odio i proiettili di gomma quando mi sparano addosso. Odio le bombe assordanti, specialmente quando le lanciano a tre metri da me e l’impatto mi fa cadere all’indietro. Odio che ai miei amici venga spruzzato lo spray al peperoncino negli occhi  e che siano arrestati. Odio che i manifestanti amici siano arrestati, specialmente quando vengono  presi a calci dai soldati mentre sono già per terra. Odio vedere come le forze di occupazione israeliane (IOF) e la polizia di frontiera ci hanno trattato oggi. Odio vedere come i diritti umani vengano costantemente violati. <span id="more-2184"></span>Odio la condotta odiosa dei coloni estremisti che sparano ai palestinesi  e che hanno tagliato un centinaio di olivi del villaggio di Burin. Odio il fatto che i palestinesi non possano stare al sicuro nelle loro proprie case a causa del gas lacrimogeno, delle pallottole di gomma e degli spari da arma da fuoco. Odio le punizioni collettive proibite dal diritto internazionale . Odio che l’imam debba chiederci di pregare a casa e non in moschea per il pericolo che ne comporterebbe. Odio questa occupazione illegale con tutte le sue ingiustizie, tutta la sofferenza e la violazione sistematica dei diritti umani.</p>
<p style="text-align: justify">Amo che i miei amici siano riusciti a far rilasciare un palestinese, salvandolo da ciò che sarebbero potuti essere diversi anni di carcere. Amo che tutti abbiano condiviso cibo e acqua. Amo la gentilezza di uno sconosciuto che ci invita nella sua case. Amo che persone a caso ci portino nelle loro case per proteggerci  dallo scompiglio di fuori. Amo il personale di primo soccorso che ha aiutato i feriti gravi e le persone colpite dal gas lacrimogeno mettendo la propria incolumità a rischio. Amo le cipolle e le persone che le offrono per dare un po’ di sollievo dalle conseguenze del gas lacrimogeno . Amo fare amicizia. Amo come le sofferenze comuni aiutino ad avvicinare le persone e facciano uscire il meglio che c’è in noi. Amo l’atteggiamento di sfida del popolo palestinese. Amo lo spirito d’unione e la determinazione che esiste fra la gente di Burin. Amo sentire che il muro di paura è stato  abbattuto e che continueremo a resistere a questa occupazione illegale.</p>
<p style="text-align: justify">Questa è stata una giornata folle, un giorno pieno d’avvenimenti,  è stato  commovente, orrendo. E’ stata una giornata edificante…Non penso che potrò mai assistere a tanta crudeltà e a tanta umanità in un giorno solo.</p>
<p style="text-align: justify">Oggi, i residenti di Burin, un villaggio vicino a Nablus nella Palestina Occupata, insieme ad attivisti provenienti da tutta la Palestina e alcuni attivisti internazionali hanno fondato il villaggio di Al-Manatir su di una collina appena fuori Burin. Questo è il quarto villaggio fondato dopo la costruzione il mese passato dei villaggi di  Bab-Al-Shams, Bab Al-Karama e Al-Asra.</p>
<p style="text-align: justify"> <a href="http://italy.palsolidarity.org/files/2013/02/burin-3-600x449.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-2185" alt="burin-3-600x449" src="http://italy.palsolidarity.org/files/2013/02/burin-3-600x449-300x224.jpg" width="300" height="224" /></a></p>
<p style="text-align: justify"><i>Il villaggio Al-Manatir</i></p>
<p style="text-align: justify">La gente di Burin ha già perso molte delle loro terre a causa delle colonie illegali di Har Brakha e di Yitzhar. Molti residenti non possono più accedere ai loro campi e ai loro olivi perdendo così i loro principali mezzi di sussistenza. Per anni hanno sopportati i soprusi, le intimidazioni e  la violenza perpetrata dai coloni e dall’esercito israeliano.</p>
<p style="text-align: justify">All’inizio di questa settimana, il  <a href="http://www.ohchr.org/EN/NewsEvents/Pages/DisplayNews.aspx?NewsID=12960&amp;LangID=E">Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite ha ravvisato</a>  che le colonie israeliane stanno “ conducendo a un’annessione infida che impedisce la creazione di una Palestina contigua e possibile. La politica israeliana sta minacciando perciò  il diritto del popolo palestinese all’autodeterminazione. Il rapporto critica duramente le autorità israeliane che evita di perseguire  gli atti di violenza perpetrati dei coloni. La condotta del governo israeliano è descritta dal rapporto come una “discriminazione istituzionalizzata del popolo palestinese” con il proposito di cacciarli dalle loro terre facendo crescere le colonie.</p>
<p style="text-align: justify">Oggi, i palestinesi si sono uniti per portare avanti un’azione di resistenza non violenta contro l’occupazione illegale e in particolare contro le colonie. La gente di Burin ha deciso di contrattaccare creando un “<b>Facts on the ground”</b> copiando la politica colonialista di Israele .</p>
<p style="text-align: justify">Insieme alle 250 persone che  presero parte a questa protesta, abbiamo dato una mano a trasportare il materiale e a montare i tendoni sulla collina che appartiene al villaggio, ma che tuttavia era stata resa inaccessibile per molti mesi ai palestinesi a causa della colonia illegale di Har Brakha.  Una manciata di soldati sono arrivati poco dopo, forse allertati dai coloni. All’inizio fra noi c’era solo tanto  entusiasmo ed energia. La gente continuava a portare su materiale e a mettere in piedi le tende, sotto lo scrutinio attento dei soldati. Molti di noi cantavano, alcuni sventolavano le bandiere. Il villaggio è stato dichiarato ufficialmente aperto dai leader degli attivisti palestinesi e chiamato al-Manatir come le capanne di pietra costruite dai palestinesi nei loro campi. Poco dopo  sia i coloni di Har Brakha sia i rinforzi dell’IOF cominciarono ad arrivare. La baruffa è cominciata molto presto. I coloni erano arrabbiatissimi e determinati a demolire il villaggio appena costruito. Ben presto hanno cominciato ad attaccare sia noi che l’esercito che cercava di trattenerli per prevenire un escalation di violenza.  Molti coloni a seguito dell’arrivo dei rinforzi militari hanno però  poi deciso di abbandonare il villaggio per attaccare una casa a Burin.  Da ciò ne sono  derivati ulteriori scontri, che hanno visto l’esercito immobile. Un palestinese di diciassette anni  è stato ferito a una gamba da un arma da fuoco di un colono.</p>
<p style="text-align: justify"><b><i> </i></b>Nel frattempo tutto sembrava destinato a volgere al peggio a al-Manatir dove I soldati cominciarono a sparare gas lacrimogeno, bombe sonore e pallottole di gomma per disperdere la folla. Obbligati a ritirarci a causa del forte effetto del gas lacrimogeno, siamo corsi in cerca di un rifugio dal gas per poi coraggiosamente affrontare la IOF. Abbiamo cominciato a cantare e a sventolare le bandiere, ballando la dabke (una danza tradizionale palestinese), fino a che l’esercito ci ha obbligato nuovamente a ritirarci lanciando  gas e bombe assordanti. Questo bombardamento strategico è continuato per due ore, e nel frattempo dozzine di persone sono state ferite. Quattro palestinesi sono stati arrestati; probabilmente la scena che più mi ha spezzato il cuore è stata quella di <a href="http://www.youtube.com/watch?v=LVklEywRgUE&amp;feature=player_embedded">un attivista che è stato brutalmente trascinato via da quattro soldati e preso  ripetutamente a calci</a> nonostante avesse ormai quasi perso conoscenza.</p>
<p style="text-align: justify"> <i>L</i>e forze  dell’IOF erano diventate incredibilmente aggressive e violente, non solo usavano le armi ma spingevano le persone con brutalità e  minacciavano l’arresto, provocando l’abbondono della protesta specialmente da parte di molte donne. Durante il momento d’impasse con l’esercito siamo stati spinti gradualmente verso il fianco della collina, perdendo le nostre tende. Con l’ultimo tentativo disperato per rimanere a Al-Manatir ci siamo seduti per terra fino a che i soldati hanno cominciato a lanciarci bombe sonore proprio lì dove eravamo seduti, colpendo molti di noi. Anch’io sono stato colpito da una bomba sonora e  i miei ricordi di ciò che è successo dopo sono un po’ offuscati . La folla si è subito dispersa ma coloro, che come noi eravamo rimasti lì, sono stati spinti giù per la collina lanciando gas e bombe sonore.</p>
<p style="text-align: justify">Giù nel villaggio di Burin , alcuni attivisti avevano deciso di tornare casa, mentre molti altri decisero di rimanere offrendo sostegno e protezione nel caso in cui  l’esercito o i coloni fossero tornati all’attacco. Abbiamo avuto giusto il tempo di riposare un po’, conoscere gli altri e scambiare le nostre esperienze  e le nostre opinioni su ciò che era appena successo. La gente ha condiviso il cibo  e molto residenti ci hanno offerto qualcosa da bere. Nonostante eravamo esausti dall’intensità degli eventi e scossi da tutto ciò che è successo, l’atmosfera che si respirava era di felicità e di orgoglio dato che la nostra protesta era durata a lungo. Abbiamo bevuto un po’caffè e abbiamo chiacchierato. Ci siamo scambiati delle foto e abbiamo visto qualche video. Tutto ciò per mezz’ora fino a quando una tanica di gas lacrimogeno è piombata su di noi.  Ciò ne è stato seguito  un attacco su Burin che è durato un paio d’ore. Anche la moschea è stata presa di mira, attraverso le finestre che erano state rotte è stata riempita di gas. Tutto il centro del villaggio era diventato inaccessibile e la gente ha dovuto abbandonare le loro case per rifugiarsi più su. Non posso nemmeno immaginare cosa si prova nel non potersi sentire al sicuro nella propria casa , perché in qualsiasi momento può essere presa di  mira dai soldati e dai coloni. Mentre sfuggivamo all’attacco, più su i ragazzi cominciavano a lanciare sassi, l’esercito ha risposto con altro gas e armi da fuoco. Un ambulanza raccoglieva i feriti.</p>
<p style="text-align: justify">Dopo circa due ore, l’esercito si è ritirato e le famiglie sono finalmente riuscite a rientrare nelle loro case.</p>
<p style="text-align: justify">Cosa ne penso di questa giornata? Ad essere onesti, avrò bisogno di qualche giorno per poter elaborare tutto questo . Tuttavia adesso nutro un profondo rispetto per il popolo palestinese, il loro spirito di lotta, il profondo coraggio e la volontà di affrontare un grande rischio nella  ricerca di giustizia. Nutro inoltre una  profonda speranza nel potere della lotta non violenta e nei movimenti popolari. Tuttavia sento una grande tristezza al pensiero delle ripercussioni che dovrà affrontare la gente di Burin. Già oggi, un centinaio di alberi di olivo sono stati sradicati dai coloni in rappresaglia, e altri episodi di vendetta seguiranno. Tutti si aspettano che stanotte l’esercito farà un’incursione e che picchierà ed arresterà molti dei residenti.</p>
<p style="text-align: justify">Vorrei finire il mio racconto con la frase d’incoraggiamento di Ghassan Najar di Burin; “Oggi Burin ha rotto il muro di paura: siamo andati nelle nostre terre nonostante gli ordini dell’esercito e continueremo a farlo”. Spero che il coraggio e la determinazione della gente di Burin e di tutti i palestinesi continui a crescere nella lotta contro l’occupazione illegale finche la vittoria garantirà la pace, la dignità e la giustizia trionferann in questa terra.</p>
<p style="text-align: justify">traduzione di Luciano Martorana</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&amp;v=LVklEywRgUE">http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&amp;v=LVklEywRgUE</a></p>
<p style="text-align: justify">
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		<item>
		<title>Due attivisti dell’ISM, tra cui Marco 54enne di Roma, sono stati arrestati e rischiano l’espulsione dopo una nuova protesta nel villaggio Canaan.</title>
		<link>http://italy.palsolidarity.org/2013/02/09/nuovo-villaggio-canaan-nelle-south-hebron-hills/</link>
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		<pubDate>Sat, 09 Feb 2013 21:39:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudiot</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[arresti inutili]]></category>
		<category><![CDATA[colline a sud di Hebron]]></category>

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		<description><![CDATA[Marco ha deciso di resistere alla deportazione ed urgono DONAZIONI per far fronte alle spese legali fonte: palsolidarity.org Aggiornamenti (11/2) sulla situazione di Marco di Renzo, arrestato e al momento detenuto nelle carceri sioniste. Marco non ha firmato il foglio &#8230; <a href="http://italy.palsolidarity.org/2013/02/09/nuovo-villaggio-canaan-nelle-south-hebron-hills/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><!--<br />
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P { margin-bottom: 0.21cm }<br />
--></p>
<p align="CENTER"><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: medium">Marco ha deciso di resistere alla deportazione ed urgono DONAZIONI per far fronte alle spese legali</span></span></p>
<p style="text-align: justify"><em>fonte: palsolidarity.org</em></p>
<p style="text-align: justify">Aggiornamenti (11/2) sulla situazione di Marco di Renzo, arrestato e al<br />
momento detenuto nelle carceri sioniste.<br />
Marco non ha firmato il foglio con cui autorizzava il suo reimpatrio.<br />
Questo significa che nelle prossime 48 ore non potrà essere<br />
reimpatriato.<br />
*</p>
<p>Marco è comparso una volta di fronte al giudice ed ha ricevuto una<br />
visita in carcere da parte dell&#8217;avvocato. La parcella dell&#8217;avvocato è<br />
di 15.000 shekel (cioè circa 3000 euro). In parte verrà pagato da ISM<br />
in Palestina, ma è decisamente tanto e quindi le donazioni sono più<br />
che benvenute (in fondo il link su come fare per chi ha paypal)<br />
*</p>
<p>Non ci sarà un processo perchè, sebbene le accuse siano false,<br />
vincerlo sarebbe molto difficile. QUINDI, DALLA FINE DELLE 48 ORE<br />
SOPRACITATE, È POSSIBILE MARCO CHE VENGA IMBARCATO SU UN QUALSIASI<br />
VOLO VERSO L&#8217;ITALIA.</p>
<p style="text-align: justify">Marco continua lo sciopero della fame, e rifiuta di assumere cibo emedicinali forniti dalle guardie sioniste. Domani però alcuni compagnipotranno visitarlo e portargli le sue medicine, che ha accettato di prendere dal momento che non provengono da mano sionista. (l&#8217;attivista ha subito una tiroidectomia in passato)</p>
<p style="text-align: justify">Marco di Renzo, residente a Roma, è stato arrestato il 9 di Febbraio, giorno del boicottaggio dei prodotti agricoli israeliani, nel villaggio di Canaan. Questo villaggio è uno dei tanti villaggi di tende che i palestinesi hanno installato, sulla scia del famosissimo</p>
<p style="text-align: justify">Bab al Shams, per PROTESTARE CONTRO L&#8217;ESPANSIONE DELLE COLONIE<br />
ISRAELIANE. L&#8217;esistenza stessa delle colonie è in violazione della 4°convenzione di Ginevra (art.49.6), e, nonostante ciò, Israele continuaad espanderle sotto il sostanziale silenzio della comunitàinternazionale. In particolare, questa nuova “ondata” di colonie,riuscirebbe a separare in maniera drastica il nord dal sud dellaCisgiordania, impedendo così gli spostamenti dei palestinesi che vi risiedono.</p>
<p style="text-align: justify">MARCO È ENTRATO IN SCIOPERO DELLA FAME IN SOLIDARIETÀ CON I PRIGIONIERI PALESTINESI IN SCIOPERO DELLA FAME. Tutti i prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane sono prigionieri politici, ed ilfatto stesso che vengano deportati dal territorio occupato (Cisgiordania o Gaza che sia) all&#8217;interno dei territori direttamente controllati dalla potenza occupante va ancora una volta contro la quarta convenzione di Ginevra. I prigionieri palestinesi subiscono tortura, ci sono minori, vengono proibite in molti casi le visite familiari, e c&#8217;è la detenzione amministrativa (cioè un palestinese può essere messo in un carcere israeliano senza nessuna accusa o processo). Esistono in questo momento 186 detenuti amministrativi nelle carceri israeliane, ed è appunto partito da questi lo sciopero della fame in solidarietà al quale anche Marco sta scioperando.</p>
<p style="text-align: justify">PER DONAZIONI COLLEGATEVI AL LINK:<br />
<a href="https://WWW.PAYPAL.COM/IT/WEBAPPS/MPP/SEND">HTTPS://WWW.PAYPAL.COM/IT/WEBAPPS/MPP/SEND</a> [4]INSERENDO<br />
<a href="mailto:LUPOSOLO@LIBERO.IT">LUPOSOLO@LIBERO.IT</a> COME E-MAIL.</p>
<p><a href="https://WWW.FACEBOOK.COM/RETEITALIANAISM">HTTPS://WWW.FACEBOOK.COM/RETEITALIANAISM</a> [5]</p>
<p><a href="http://ITALY.PALSOLIDARITY.ORG">HTTP://ITALY.PALSOLIDARITY.ORG</a> [6]</p>
<p><!--<br />
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P { margin-bottom: 0.21cm }<br />
--></p>
<p style="text-align: justify"><del><em><strong></strong></em></del><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: medium"><i>Dave </i></span></span><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: medium"><i>e Marco </i></span></span><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: medium"><i>sono</i> detenuti<i> </i></span></span><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: medium"><i>nel carcere di </i></span></span><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: medium"><i>Givon</i></span></span><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: medium"><i>e rischiano </i></span></span><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: medium"><i>la deportazione</i></span></span><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: medium"><i>.</i></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: medium"><i>Uno di loro</i></span></span><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: medium"><i>, </i></span></span><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: medium"><i>Marco Di </i></span></span><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: medium"><i>Renzo </i></span></span><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: medium"><i>(</i></span></span><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: medium"><i>54 anni), </i></span></span><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: medium"><i>ha deciso di iniziare </i></span></span><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: medium"><i>uno sciopero della fame </i></span></span><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: medium"><i>da stasera (ieri sera per chi legge) </i></span></span><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: medium"><i>in solidarietà con i </i></span></span><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: medium"><i>prigionieri politici palestinesi </i></span></span><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: medium"><i>e </i></span></span><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: medium"><i>per protestare </i></span></span><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: medium"><i>contro la sua </i></span></span><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: medium"><i>espulsione </i></span></span><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: medium"><i>illegittima</i></span></span><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: medium"><i>. </i></span></span><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: medium"><i>Ha deciso anche di smettere di prendere</i></span></span><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: medium"><i> i</i></span></span><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: medium"><i> suoi </i></span></span><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: medium"><i>farmaci per la pressione sanguigna</i></span></span><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: medium"><i>, esponendo la sua vita a seri rischi date le sue condizioni di salute dovute ad una precedente tiroidectomia.</i></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: medium"><i>Le </i></span></span><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: medium"><i>accuse contro di lui </i></span></span><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: medium"><i>sono la presenza </i></span></span><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: medium"><i>in una zona </i></span></span><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: medium"><i>militare chiusa</i></span></span><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: medium"><i> e l’aver</i></span></span><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: medium"><i> aggredito un </i></span></span><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: medium"><i>soldato con </i></span></span><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: medium"><i>la sua macchina fotografica</i></span></span><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: medium"><i>, </i></span></span><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: medium"><i>accusa questa completamente falsa.</i></span></span></p>
<p style="text-align: justify"><em> <a href="http://italy.palsolidarity.org/files/2013/02/canaan2.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-2173" alt="canaan2" src="http://italy.palsolidarity.org/files/2013/02/canaan2-300x225.jpg" width="300" height="225" /></a></em></p>
<p style="text-align: justify"><em></em><br />
<span id="more-2172"></span></p>
<p style="text-align: justify">Due attivisti di ISM (International Solidarity Movement), sono stati arrestati nel villaggio di protesta di Canaan e affrontano ora un procedimento di espulsione. Essi aspettano di essere in tribunale a Gerusalemme nel corso della giornata.</p>
<p style="text-align: justify">Le forze di occupazione israeliane ieri hanno sventato due tentativi da parte di attivisti palestinesi per stabilire un nuovo villaggio/campeggio vicino a Yatta nelle colline a sud di Hebron, per protestare contro la politica di insediamenti illegali di Israele. L&#8217;avamposto, denominato &#8220;Canaan Village&#8221;, è il quinto di una serie di accampamenti di protesta che sono stati lanciati a partire dalla costituzione di Bab Al-Shams il mese scorso. L&#8217;obiettivo di questi villaggi iprovvisati è quello di confermare la proprietà palestinese della terra attraverso azioni concrete e per protestare contro gli insediamenti illegali di Israele, utilizzando la stessa tecnica di &#8220;creare fatti sul terreno&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://italy.palsolidarity.org/files/2013/02/canaan3.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2174" alt="canaan3" src="http://italy.palsolidarity.org/files/2013/02/canaan3-300x199.jpg" width="300" height="199" /></a>Molto presto il sabato mattina, circa 30 attivisti sono stati interrotti nel loro tentativo di montare le tende vicino alla colonia Karmel. Soldati israeliani sono arrivati ​​sulla scena per rimuovere le strutture metalliche e confiscare parte del materiale. &#8220;Siamo venuti qui per costruire un villaggio palestinese su terra palestinese, e per utilizzare liberamente la nostra terra nel modo che vogliamo. Come palestinesi abbiamo il diritto a possedere questa terra&#8221;, ha dichiarato Younis Araar attivista e coordinatore dei comitati popolari nel sud della West Bank.</p>
<p style="text-align: justify">Per nulla scoraggiati dal rapido intervento dell&#8217;esercito e la demolizione delle tende, gli attivisti si sono riorganizzati e si sono trasferiti per ricostruire il campo all’esterno del villaggio di At-Tuwani, intorno alle 9. Circa 40 attivisti utilizzando il materiale residuo hanno cercato di montare una tenda, e hanno realizzato cerchi di pietre e messo la bandiera palestinese al centro. Così Canaan Village è stata ripristinata come proprietà palestinese sulla terra che è sotto la minaccia di confisca a causa di estensioni previste del vicino insediamento di Ma&#8217;on.</p>
<p style="text-align: justify">Il numero di manifestanti è cresciuto a poco a poco mentre gente dei villaggi e altri attivisti sono venuto ad aiutare, fino ad essere circa 120. Nel giro di mezz&#8217;ora dall’arrivo dei manifestanti per impostare il campo, l&#8217;esercito era di nuovo arrivato sulla scena, e ben presto ha dichiarato l&#8217;area zona militare, mentre gli attivisti palestinesi intonavano canti di protesta. L&#8217;esercito ha poi utilizzato grandi quantità di acqua puzzolente contro i manifestanti. Dopo essere riusciti a disperdere la folla, dirigendo il getto d&#8217;acqua direttamente sulla tenda e sulla manciata di attivisti che si erano rifiutati di lasciarla, nonostante l&#8217;odore terribile, hanno fatto cadere la tenda sotto il getto di acqua. Gli attivisti sono fuggiti dalla tenda e l&#8217;esercito ha così occupato la parte della terra con la tenda distrutta su di esso.</p>
<p style="text-align: justify">Tuttavia, i manifestanti si sono rifiutati di lasciare la zona e hanno continuato a cantare,  rivolti verso i soldati schierati. Vari giornalisti, fotografi e operatori video erano in piedi di lato per documentare gli eventi. Per nessun motivo apparente, i soldati improvvisamente sono balzati avanti, afferrando un operatore video palestinese nel tentativo di arrestarlo, il che ha suscitato una reazione da parte della folla, venuta in suo aiuto nel tentativo di impedirne l’arresto. Sono seguiti scontri tra decine di manifestanti e i soldati, portando a numerosi arresti, di cui almeno tre giornalisti e un volontario ISM Italia. Poco dopo, una donna è rimasta ferita dopo che i soldati hanno tentato di arrestarla, causando ulteriori scontri tra esercito e manifestanti che cercavano di proteggerla, e ha portato all&#8217;arresto di un altro palestinese e di un volontario ISM della Gran Bretagna. Nell’insieme, cinque palestinesi sono stati arrestati durante l&#8217;azione, secondo un portavoce dell&#8217;esercito.</p>
<p style="text-align: justify">Con la sola tenda strappata via dall&#8217;esercito in precedenza, e diversi fotografi e operatori video ora arrestati,  cresce l&#8217;intimidazione e comincia a mancare l’attenzione dei media: la protesta sembra perdere la sua incidenza intorno alle 11. Anche se gli abitanti dei villaggi e altri attivisti hanno continuato a partecipare, nessuno si è occupato di coordinare ulteriori azioni, come  canti o sit-in, e nemmeno l&#8217;esercito si è più preoccupato di disperdere i manifestanti. Nel corso delle successive 3 o 4 ore, le persone erano per lo più seduti attorno, sparsi per il campo e giù per la strada che porta ad esso, chiacchierando tra loro, con l&#8217;esercito in piedi a guardare. Solo un paio di dozzine di persone sono rimasti davanti, di fronte alla fila di soldati. Essi sono riusciti, tuttavia, a ri-raccogliere le persone per la preghiera del mezzogiorno in due lunghe file proprio di fronte ai soldati, in un atto bello e potente di resistenza non-violenta.<br />
<a href="http://italy.palsolidarity.org/files/2013/02/canaan4.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2178" alt="canaan4" src="http://italy.palsolidarity.org/files/2013/02/canaan4-300x203.jpg" width="300" height="203" /></a><br />
Nonostante la breve esistenza di Canaan Village, la sua realizzazione è parte di una serie incoraggiante di villaggi di protesta costruiti nel corso dell&#8217;ultimo mese o giù di lì. Mentre la Cisgiordania ha visto un aumento delle azioni dirette e dell’attivismo di base nelle ultime settimane, la comunità internazionale è diventata sempre più critica della politica degli insediamenti illegali di Israele e di altre azioni in violazione del diritto internazionale: sono tutti segni di speranza per il popolo palestinese mentre continua la propria lotta per la giustizia e la dignità.</p>
<p><!--<br />
@page { margin: 2cm }<br />
P { margin-bottom: 0.21cm }<br />
A:link { so-language: zxx }<br />
--></p>
<p style="text-align: justify"><strong><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: medium">Nel giorno del boicottaggio dei prodotti agricoli israeliani, Marco decide di resistere all’espulsione e di unirsi in sciopero della fame in solidarietà con i prigionieri politici palestinesi.</span></span></strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: medium">Le spese legali hanno un costo di qualche migliaia di euro, chi volesse dare il suo contributo lo può fare attraverso questo link: </span></span><a href="https://www.paypal.com/it/webapps/mpp/send"><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: medium">https://www.paypal.com/it/webapps/mpp/send </span></span></a><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: medium">inserendo </span></span><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: medium"><a href="mailto:luposolo@libero.it">luposolo@libero.it</a> </span></span><span style="font-family: Times New Roman,serif"><span style="font-size: medium">come e-mail.</span></span></strong></p>
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		<title>Contadini Palestinesi a Gaza, nella &#8220;buffer zone&#8221;, nella giornata del BDS.</title>
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		<pubDate>Sat, 09 Feb 2013 17:17:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudiot</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[campagna BDS]]></category>
		<category><![CDATA[Gaza]]></category>

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		<description><![CDATA[fonte: Hanan Abu Nasser La &#8220;buffer zone&#8221; è quella porzione di terra nei pressi del confine che Israele ha di fatto sequestrato sparando a chiunque si avvicini, e che secondo l’ONU riguarda terreni fertili dal confine fino a un chilometro &#8230; <a href="http://italy.palsolidarity.org/2013/02/09/contadini-palestinesi-a-gaza-nella-buffer-zone-nella-giornata-del-bds/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>fonte: Hanan Abu Nasser</em></p>
<h5 style="text-align: justify">La &#8220;buffer zone&#8221; è quella porzione di terra nei pressi del confine che Israele ha di fatto sequestrato sparando a chiunque si avvicini, e che secondo l’ONU riguarda terreni fertili dal confine fino a un chilometro e mezzo nell’entroterra palestinese, cioè il 35% del totale dei terreni <a href="http://www.facebook.com/photo.php?fbid=10152520851005596&amp;set=a.10150373807770596.597373.809040595&amp;type=1&amp;ref=nf" rel="theater"><img alt="Palestinian farmers joined #BDS day of action in #Gaza's &quot;buffer zone&quot; today" src="http://sphotos-h.ak.fbcdn.net/hphotos-ak-ash3/s480x480/579592_10152520851005596_1650969843_n.jpg" width="398" height="223" /></a>coltivabili.<br />
Tutti gli aspetti della vita dei Palestinesi sono sotto assedio, compreso quello economico; potrebbero infatti condurre attività commerciali regolari anche di esportazione, tra le tante, se l&#8217;assedio israeliano, che impone un&#8217;illegale blocco via terra e mare, non impedisse tali attività.C&#8217;è da ricordare che il blocco navale israeliano su Gaza ha leso le condizioni di lavoro di 35mila pescatori e, a causa delle restrizioni imposte da Israele sulle frontiere terrestri, i contadini di Gaza hanno perso circa 75mila tonnellate di produzione annua.<span id="more-2169"></span><br />
Gli effetti dell&#8217;assedio sull&#8217;economia sono ben documentati nella relazione di PalTrade, &#8220;Gaza: Due anni sotto assedio&#8221; ( <a href="http://www.reterr.it/files/file%20prima%20pagina/Dossier%20Palestina%20-%20dicembre%202009.pdf" target="_blank" rel="nofollow nofollow">http://www.reterr.it/files/file%20prima%20pagina/Dossier%20Palestina%20-%20dicembre%202009.pdf</a> ) pubblicato sotto la supervisione della Banca Mondiale a luglio 2009.<br />
Le importazioni sono crollate al 25% del volume prima del blocco: solo per 35 tipi di beni (umanitari) è consentito l&#8217;ingresso a Gaza contro i 4.000 prima dell&#8217;assedio.<br />
Ma altrettanto dannoso all&#8217;economia è il quasi totale azzeramento delle esportazioni; il 95% degli impianti industriali sono stati condannati alla chiusura o sono stati distrutti.<br />
Secondo il Ministero del Lavoro, la disoccupazione nella Striscia di Gaza è arrivata al 74%.</h5>
<div style="text-align: justify"></div>
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		<title>17enne arrestato a Tel rumeida, hebron</title>
		<link>http://italy.palsolidarity.org/2013/02/08/17enne-arrestato-a-tel-rumeida-hebron/</link>
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		<pubDate>Fri, 08 Feb 2013 22:14:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudiot</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[Al Khalil]]></category>
		<category><![CDATA[arresti inutili]]></category>

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		<description><![CDATA[fonte:palsolidarity.org    by Team Khalil Un giovane di 17 anni è stato arrestato e altri 2, tra cui un ragazzo di 13 anni, sono stati fermati al checkpoint  56 a Tel Rumeida, Hebron. Verso le 8 di sera del 7 febbraio  &#8230; <a href="http://italy.palsolidarity.org/2013/02/08/17enne-arrestato-a-tel-rumeida-hebron/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>fonte:palsolidarity.org</em>    by Team Khalil</p>
<p style="text-align: justify">Un giovane di 17 anni è stato arrestato e altri 2, tra cui un ragazzo di 13 anni, sono stati fermati al checkpoint  56 a Tel Rumeida, Hebron.</p>
<p>Verso le 8 di sera del 7 febbraio  soldati delle forze di occupazione <a href="http://italy.palsolidarity.org/files/2013/02/arrest1-400x300.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-2165" alt="arrest1-400x300" src="http://italy.palsolidarity.org/files/2013/02/arrest1-400x300-300x225.jpg" width="300" height="225" /></a>israeliane hanno arrestato tre uomini, accusati di tirare pietre al posto di blocco. Dopo un&#8217;ora Zehdeh Munir, di 17 anni, è stato arrestato e portato in una jeep dell&#8217;esercito alla stazione di polizia a Givat Havot, vicino Kiyrat Arba a Hebron.</p>
<p>Gli altri due palestinesi fermati, uno di 25 anni della famiglia Sharabati e l&#8217;altro di 13 anni della famiglia Atrash, sono stati rilasciati senza accuse dopo essere stati trattenuti per un&#8217;ora.<span id="more-2164"></span></p>
<p style="text-align: justify">Questo è il secondo incidente del genere a questo punto di controllo in giorni consecutivi. La gente presente alla scena ha sostenuto che nessuno aveva gettato pietre al posto di blocco. Nell&#8217;incidente che è accaduto il giorno prima di un ragazzo di 14 anni è stato arrestato per aver lanciato pietre quando era occupato in una visita familiare con la madre. Gli astanti hanno detto che i soldati mentono approposito di giovani che lanciano pietre contro di loro in modo da detenere arbitrariamente palestinesi per nessun altro motivo che per molestarli.</p>
<p style="text-align: justify">Il Checkpoint 56 si trova al confine tra la zona H1 a controllo palestinese, e la zona a controllo israeliano H2 di Hebron, alla fine di Shuhada Street. Questo punto di controllo è l&#8217;ingresso principale per i palestinesi per accedere aTel Rumeida ed è spesso chiuso dal capriccio dei soldati di stanza lì. I soldati abusano regolarmente del  diritto alla libertà di movimento dei palestinesi e di routine perseguitano persone che passano attraverso il punto di controllo, obbligando gli uomini a togliere la cintura e a passare attraverso il metal detector e frugano nelle borse della gente, tenendola sotto tiro. Queste molestie sono consuetudine e <a href="http://italy.palsolidarity.org/files/2013/02/arrest2-600x449.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2166" alt="arrest2-600x449" src="http://italy.palsolidarity.org/files/2013/02/arrest2-600x449-300x224.jpg" width="300" height="224" /></a>aumentano le tensioni in questa posizione, vicino a dove ci sono gli insediamenti israeliani illegali nel centro di una città palestinese. Checkpoint 56 è stato al centro della rabbia palestinese durante gli scontri tra le forze di occupazione israeliane e gli Shebab, durante l&#8217;assalto di Israele a Gaza, nel  novembre 2012 e dopo che Mohammad Ziad Awwad Salayme è stato ucciso dalle forze di occupazione israeliane nel suo 17 ° compleanno, vicino all&#8217;altra estremità di Shuhada Street.</p>
<p style="text-align: justify">
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		<title>Giornata d’azione globale per il boicottaggio dei prodotti agricoli israeliani  a Gaza</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Feb 2013 21:41:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudiot</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltori]]></category>
		<category><![CDATA[Gaza]]></category>

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		<description><![CDATA[fonte: palsolidarity.org La conferenza stampa di oggi tenutasi per sostenere gli agricoltori e i pescatori israeliani nel porto di Gaza City ha dato inizio a una serie di iniziative che condurranno alla Giornata d&#8217;azione globale per il boicottaggio dei prodotti &#8230; <a href="http://italy.palsolidarity.org/2013/02/07/giornata-dazione-globale-per-il-boicottaggio-dei-prodotti-agricoli-israeliani-a-gaza/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>fonte: palsolidarity.org</em></p>
<p style="text-align: justify">La conferenza stampa di oggi tenutasi per sostenere gli agricoltori e i pescatori israeliani nel porto di Gaza City ha dato inizio a una serie di iniziative che condurranno alla <a href="http://www.bdsmovement.net/2013/farming-injustice-feb9-call-10352" target="_blank">Giornata d&#8217;azione globale per il boicottaggio dei prodotti agricoli israeliani</a> Sabato 9 Febbraio. I relatori provenivano dal Comitato Nazionale per il boicottaggio, il movimento studentesco per il boicottaggio di Gaza, il comitato dell’unione agricola, la PNGO (Rete di ONG Palestinesi) e l’Azione Internazionale per la <a href="http://italy.palsolidarity.org/files/2013/02/MG_1426-150x150.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-2160" alt="MG_1426-150x150" src="http://italy.palsolidarity.org/files/2013/02/MG_1426-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a>Palestina.</p>
<p style="text-align: justify">Sabato 9 di Febbraio, migliaia di persone da tutto il mondo parteciperanno all’azione globale per richiedere il boicottaggio dei prodotti israeliani. Nella Striscia di Gaza, gli agricoltori e gli attivisti pianteranno degli olivi ad est del distretto di Zeytoun, vicino la cosiddetta “zona-cuscinetto”, una zona unilateralmente definita off-limits vicino alla recinzione di frontiera. Qualche anno fa, questa zona era ricoperta da olivi che sono stati estirpati dai bulldozer israeliani.</p>
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		<title>La decisione della Corte Suprema che segnerà le sorti del villaggio palestinese di Susiya</title>
		<link>http://italy.palsolidarity.org/2013/02/07/la-decisione-della-corte-suprema-che-segnera-le-sorti-del-villaggio-palestinese-di-susiya/</link>
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		<pubDate>Thu, 07 Feb 2013 15:24:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>SimonCMSS</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[fonte: http://palsolidarity.org Il 31 di Gennaio i giudici della Corte Suprema si riuniranno per considerare due petizioni che interessano il futuro del villaggio palestinese di Susiya. Si discuterà della petizione presentata dall’organizzazione Regavim che chiede di accelerare la demolizione di &#8230; <a href="http://italy.palsolidarity.org/2013/02/07/la-decisione-della-corte-suprema-che-segnera-le-sorti-del-villaggio-palestinese-di-susiya/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><img class="alignright" alt="" src="http://palsolidarity.org/wp-content/uploads/2013/01/susiya.jpg" width="323" height="215" /><strong>fonte: <a href="http://palsolidarity.org">http://palsolidarity.org</a></strong></p>
<p style="text-align: justify">Il 31 di Gennaio i giudici della Corte Suprema si riuniranno per considerare due petizioni che interessano il futuro del villaggio palestinese di Susiya. Si discuterà della petizione presentata dall’organizzazione Regavim che chiede di accelerare la demolizione di gran parte del villaggio. L’altra petizione invece cerca di impedire che la terra rimasta divenga off-limits ai residenti.<span id="more-2153"></span></p>
<p style="text-align: justify">Susiya,un villaggio palestinese a sud della Cisgiordania privo di una rete elettrica, idrica e fognaria, è a rischio demolizione. Il villaggio vive nell’incertezza da quanto i residenti sono stati progressivamente cacciati dalle loro case a partire dal 1980 quando la zona è stata dichiarata una zona archeologica protetta. Non avendo altra scelta, i residenti si sono spostati nelle zone agricole vicine, dove però non è stato permesso loro di costruire.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>La prima petizione che considererà la Corte procede dall’organizzazione di estrema destra Regavim  </strong>e dalla colonia ebraica di Susya. Essa chiede di accelerare la demolizione di gran parte degli edifici presenti nella Susiya Palestinese. Tale demolizione comporterebbe la completa scomparsa del villaggio. I richiedenti hanno già ottenuto un’ingiunzione restrittiva che proibisce la costruzione di altri edifici del villaggio fino a decisione presa. L’organizzazione Rabbis fo Human Rights rappresenterà i residenti. La petizione è stata presentata contro il Ministero della Difesa e gli abitanti palestinesi di Susiya.</p>
<p style="text-align: justify">La seconda udienza riguarderà la petizione presentata dai residenti sostenuti da Rabbis for Human Rights, che contestano il sequestro di circa 3000 dunam di terreno agricolo. La petizione chiama in causa il Ministero della Difesa, i dirigenti dell’Amministrazione Civile, il Capo della Polizia di Hebron, l’Associazione delle Cooperative di Susya e il Comune di Har Hevron e chiede che si metta fine alle pratiche seguenti:</p>
<p style="text-align: justify"> <strong>A. Collaborazioni illegittime fra i coloni di Susiya con l’IDF</strong></p>
<p style="text-align: justify">I ricorrenti palestinesi lamentano come l’accesso ai campi sia loro impedito con minacce e aggressioni perpetrate dai coloni e dagli avvampasti militari vicini. Queste azioni non sono conseguenza di ordini dall’alto, ma si tratta di operazioni arbitrarie e quindi illegittime delle forze militari che allontanano i residenti palestinesi dai loro campi. Inoltre la polizia fa rispettare gli ordini conto i residenti non prendendo mai in considerazione le denunce palestinesi degli episodi di violenza e delle violazioni dei diritti di cui sono vittima.</p>
<p style="text-align: justify">Per ultimo, l’Amministrazione Civile rifiuta di far entrare i residenti nei campi sottoposti a sequestro, in violazione del diritto israeliano, internazionale e dei diritti umani, i quali esigono che il governo militare della forza occupante protegga la popolazione palestinese locale e i suoi diritti fondamentali.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>B. Divieto dell’accesso della popolazione palestinese ai propri campi sottratti dalla colonia</strong></p>
<p style="text-align: justify">Mentre ai palestinesi è impedito di accedere ai loro campi, gli abitanti di Susya hanno gradualmente  invaso i terreni dei privati ricorrendo ad aggressioni e minacce. Quando è stata presentata la petizione, gli abitanti di Susya e gli avamposti militari attorno hanno occupato circa 400 dunam che rappresentano circa il 15 % della zona il cui accesso è stato proibito ai palestinesi.</p>
<p style="text-align: justify">La seguente petizione chiede: <strong>di garantire la libertà di movimento dei ricorrenti nelle loro terre e di garantire la protezione dei ricorrenti dalla violenza dei coloni.</strong></p>
<p style="text-align: justify"><b>Il Legale di Rabbis for Human Rights Quamar Mishirqi-Asad dichiara:  </b>“Temiamo che la Corte trarrà un’infondata simmetria fra le due petizioni e li respingerà entrambe in quanto: prima facie lo stato e le forze di sicurezza stanno già occupandosi del caso operando secondo i loro tempi: demolendo e bloccando l’accesso. Tuttavia in entrambi i casi, lo stato sta nuocendo ai palestinesi in un modo che è fondamentalmente incostituzionale, portando avanti una politica che contraddice i principi democratici fondamentali. Innanzitutto lo stato impedisce una pianificazione paritaria e un’equa rappresentanza dei residenti palestinesi negli organi di competenza. In secondo luogo ignora il danno fatto ai palestinesi quando provano a recarsi nei propri campi; spesso le forze di sicurezza collaborano impedendone l’accesso. La corte dovrebbe sapere che: lo stato non sta lavorando per riparare al danno fatto; essa è la vera ragione della condotta iniqua perpetrata per la quale si chiede un coinvolgimento della Corte. Sia le forze dell’ordine sia gli organi di pianificazione territoriali discriminano i palestinesi.”</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Rabbi Arik Ascherman, Rabbis for Human Rights</strong><b>:</b>  <i>“Regavim dichiara che il suo obiettivo è di proteggere le terre della nazione. Quando lo slogan è paragonato alle azioni dell’organizzazione, il suo programma è indubbiamente più chiaro. Regavim chiede la distruzione degli edifici nelle terre palestinesi attraverso una pianificazione territoriale-indicando che anche i campi dei palestinesi vadano inclusi nelle cosidette terre della nazione proteggendo i campi dai loro legittimi proprietari, considerati alla stregua di invasori stranieri. Questo programma che celebra la discriminazione, si basa su un’ interpretazione distorta delle fonti del giudaismo sminuendo dunque  i grandi del pensiero ebraico che condannano la discriminazione e il furto ai non ebrei. Proprio Rabbi Akiva in una decisione, disse che anche un non-ebreo che non segue i sette comandamenti di Noahide deve essere al riparo dal furto, dall’oppressione e dall’inganno, e tutto ciò che gli viene sottratto deve essere restituito (Bava Kama 113b; Hulin 94a; Rambam, Mishneh Torah, Leggesu Furto e Perdita  1:2; Legge sul Furto 1:1; Shulchan Aruch Choshen Mishpat 348:2, 359:1) Tutte le azioni di Ragavim dovrebbero essere giudicate seguendo tale proposito”.</i></p>
<p style="text-align: justify"><i> traduzione: Nuraddin</i></p>
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		<title>Mufaqarah R-Exist: proteggere il futuro di Sussya</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Feb 2013 21:34:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudiot</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[colline a sud di Hebron]]></category>
		<category><![CDATA[pulizia etnica]]></category>

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		<description><![CDATA[fonte: giovani contro gli insediamenti-sez.Italia Giovedi scorso siamo andati alla Corte Suprema per proteggere il futuro di Susya (Comunicato stampa, ndr), dalle demolizioni e dalla violenza. Leggete l&#8217;esito del dibattito giuridico. Grazie a tutti coloro che hanno diffuso la richiesta &#8230; <a href="http://italy.palsolidarity.org/2013/02/05/mufaqarah-r-exist-proteggere-il-futuro-di-sussya/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify"><em>fonte: giovani contro gli insediamenti-sez.Italia</em><br />
Giovedi scorso siamo andati alla Corte Suprema per proteggere il futuro di Susya (Comunicato stampa, ndr), dalle demolizioni e dalla violenza. Leggete l&#8217;esito del dibattito giuridico. Grazie a tutti coloro che hanno diffuso la richiesta di aiuto (migliaia di lettere sono state inviate al presidente Shimon Peres per chiedere il suo aiuto) e a chi è venuto in tribunale!<a href="http://italy.palsolidarity.org/files/2013/02/sussya.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-2148" alt="sussya" src="http://italy.palsolidarity.org/files/2013/02/sussya.jpg" width="180" height="179" /></a>La Corte Suprema ha pubblicato la sua decisione provvisoria oggi sul futuro del villaggio palestinese di Susya [31 Gennaio, 2013]:</p>
<p>Per quanto riguarda la petizione dell&#8217;organizzazione di estrema destra Regavim che chiedeva la demolizione del villaggio, il giudice ha deciso &#8211; in accordo con gli avvocati Avital Sharon e Quamar Mishirky-Asad del RHR, che rappresentano il paese &#8211; di concedere una proroga di 90 giorni, per consentire per la preparazione di un piano per l&#8217;area meridionale del paese. Lo Stato non ha mai fornito un progetto adatto per il villaggio Palestinese di Susya &#8211; come dovrebbe fare &#8211; e il sistema di pianificazione che determina il destino dei Palestinesi in Area C è un sistema militare che non rappresenta i residenti (è come se la polizia Palestinese dovesse pianificare città israeliane senza coinvolgere gli israeliani nel processo). Concedere la possibilità di presentare piani da parti civili in dialogo con gli abitanti del villaggio è il minimo che ci si può aspettare in termini di giustizia e di equità.<span id="more-2147"></span><br />
Nella petizione che RHR ha presentato per conto dei residenti del villaggio Palestinese di Susya, contro il blocco sistematico all&#8217;accesso alle loro terre, la Corte ha stabilito 90 giorni di tempo per presentare dettagliatamente i propri progetti al riguardo. Al paragrafo 1, della decisione, la Corte nel tentativo di affrontare in dettaglio ciascun tracciato intorno al villaggio Palestinese di Susya, e in mancanza di una decisione giudiziaria, fornirà una data entro la quale l&#8217;indagine si concluderà.</p>
<p>Quamar Mishirky Asad: &#8220;Nel complesso si tratta di un parere positivo, date le circostanze. Dovete capire che il tentativo di spingere gli abitanti del villaggio Palestinese di Susya nella città di Yata, lontano dalla loro vita &#8211; i loro campi &#8211; dimostra una facilità di calpestare i diritti umani a favore di una politica non ufficiale di annessioni di alcune parti dell&#8217; Area C &#8211; annessioni senza i Palestinesi. Qualsiasi programma politico deve essere soggetto ai principi dei diritti umani e civili. &#8221;<br />
Rabbi Arik Ascherman: &#8220;La verità è che noi, la società israeliana, siamo giudicati sul nostro utilizzo del monopolio della forza per determinare il destino dei Palestinesi, di quelli non rappresentati tra i giudici della Corte Suprema o dalle commissioni di progettazione , che determinano il loro futuro. Come possiamo essere un paese che per due volte espelle le famiglie dalle loro case nel villaggio di Susya, pressarli finché non avrebbero vissuto nelle grotte, poi distruggere quelle grotte, e quindi emettere ordini di demolizione per qualsiasi cosa che abbia un tetto? Il profeta Natan disse a David che il re stesso era l&#8217;uomo che aveva rubato le pecore del povero. Quando la sentenza uscirà, la gente sarà nella stessa situazione . Re David stesso si è riconosciuto nella storia. Se riconosciamo chi siamo oggi, forse riusciremo a diventare ciò che vogliamo essere domani. &#8221;</p>
<p>Breve storia del villaggio Palestinese di Susya :&#8221; Negli anni 80 il villaggio originario è stato designato zona archeologica e i suoi abitanti sono stati liquidati, senza sistemazioni alternative, l&#8217;ingresso ai Palestinesi era proibito, nemmeno come visitatori. Senza scelta gli abitanti del villaggio sfollati, si sono spostati nei loro campi vicini. Tutti gli edifici considerati illegali sono il risultato di un&#8217;espulsione forzata, così come la distruzione delle grotte in cui la maggior parte degli abitanti del villaggio hanno vissuto fino al 2001 (il motivo per cui sono stati costretti ad erigere tende).</p>
<p><a href="http://www.facebook.com/messages/renge.fiorediloto#%21/AlMufaqarahRExist/posts/426348264111371?notif_t=notify_me">http://www.facebook.com/messages/renge.fiorediloto#!/AlMufaqarahRExist/posts/426348264111371?notif_t=notify_me</a></p>
</div>
<table cellspacing="0" cellpadding="0">
<tbody>
<tr>
<td style="text-align: justify" valign="top"><a href="http://www.facebook.com/AlMufaqarahRExist/posts/426348264111371"><img alt="" src="http://profile.ak.fbcdn.net/hprofile-ak-snc6/261173_323317161081149_1572619893_q.jpg" /></a></td>
<td valign="top">
<div style="text-align: justify"><a href="http://www.facebook.com/n/?AlMufaqarahRExist%2Fposts%2F426348264111371&amp;mid=77&amp;n_m=luposolo%40libero.it">Mufaqarah R-Exist</a></div>
<div>
<div style="text-align: justify">Last Thursday we came to the Supreme Court to protect the future of Susya (Press Release, ndr), from&#8230;</div>
</div>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
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		<title>Annuncuando la quarta campagna annuale &#8220;Open Shuada Street&#8221;</title>
		<link>http://italy.palsolidarity.org/2013/02/05/annuncuando-la-quarta-campagna-annuale-open-shuada-street/</link>
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		<pubDate>Tue, 05 Feb 2013 18:18:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudiot</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[Al Khalil]]></category>
		<category><![CDATA[resistenza]]></category>
		<category><![CDATA[Shuada street]]></category>

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		<description><![CDATA[fonte: palsolidarity.org e YAS Siamo molto lieti di annunciare la quarta campagna annuale Open Shuhada St. che va dal 22 al 25 febbraio 2013. La campagna Open Shuhada St. (OSC) è un&#8217;iniziativa palestinese, al fine di organizzare una giornata internazionale &#8230; <a href="http://italy.palsolidarity.org/2013/02/05/annuncuando-la-quarta-campagna-annuale-open-shuada-street/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify"><em>fonte: palsolidarity.org e YAS</em></div>
<div style="text-align: justify">Siamo molto lieti di annunciare la quarta campagna annuale Open Shuhada St. che va dal 22 al 25 febbraio 2013.<a href="http://italy.palsolidarity.org/files/2013/02/open-shuhada-street-2012-600x399.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-2142" alt="open-shuhada-street-2012-600x399" src="http://italy.palsolidarity.org/files/2013/02/open-shuhada-street-2012-600x399-300x199.jpg" width="300" height="199" /></a><br />
La campagna Open Shuhada St. (OSC) è un&#8217;iniziativa palestinese, al fine di organizzare una giornata internazionale di solidarietà con i residenti palestinesi di Hebron. È stata avviata nel 2010 a Hebron e manifestazioni internazionali hanno avuto luogo in numerose città di tutto il mondo. Nel 2012 più di 35 diverse attività sono state organizzate<br />
Lo Stato di Israele ha imposto ai residenti palestinesi della città un regime di sgomberi forzati, coprifuoco, chiusure dei mercati, chiusure stradali, posti di blocco militari, soggezione alla legge militare, tra cui frequenti ricerche casuali e detenzioni senza motivo, e la mancanza di protezione dalla dilagante violenza dei coloni , ha spinto circa 15.000 civili palestinesi a fuggire dalle loro case nella città di Hebron centro, trasformandola in una città fantasma.<span id="more-2141"></span><br />
Shuhada Street era una delle vie principali di commercio ad Hebron, nella West Bank.Era una strada di mercato molto importante dove si trovava il mercato centrale di verdure, una varietà di negozi, un antico bagno Turco, le più antiche scuole di Hebron e il mercato del vetro tradizionale e dell’oro; entrambi esistiti dal 300 avanti Cristo.<br />
Questa strada, in una delle tre città più antiche del mondo, ha visto molte invasion durante la sua storia e i suoi negozi e mercati erano sopravissuti a tutte.<br />
Tuttavia dall’inizio dell’occupazione israeliana nel 1967, le strade sono state trasformate nel silenzioso simbolo dell’ applicazione dell’apartheid israeliano.<br />
<a href="http://italy.palsolidarity.org/files/2013/02/open-shuhada-street-2012-3-400x266.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2143" alt="open-shuhada-street-2012-3-400x266" src="http://italy.palsolidarity.org/files/2013/02/open-shuhada-street-2012-3-400x266-300x199.jpg" width="300" height="199" /></a>Oggi quasi 450 coloni e 250 ultra sionisti, studenti dello Yeshiva (è un istituto ebraico educativo che si concentra sullo studio dei testi religiosi tradizionali, in primo luogo lo studio del Talmud e della Torah), risiedono nei sei enclavi di insediamenti che si trovano lungo Shuhada Street.<br />
Attaccano frequentemente i residenti di Hebron, lanciando pietre alle case e ai pedoni, bloccando le entrate alle strade e alle case, attaccando verbalmente i Palestinesi e la loro religione, tagliando alberi e demolendo abitazioni private.<br />
I soldati e la polizia israeliana non fa nulla per prevenire queste violazioni dei diritti umani.<br />
Quasi 13 Palestinesi sono stati estradati dal centro della città.<br />
Quelli che hanno scelto di restare soffrendo discriminazioni e umiliazioni.<br />
L’economia della città è stata profondamente danneggiata e l’atmosfera vivace di questa città è sparita.<br />
I coloni israeliani hanno iniziato ad entrare nella città nel 1969.<br />
Qualche anno dopo il governo ha acconsentito alla creazione <a href="http://italy.palsolidarity.org/files/2013/02/open-shuhada-street-2012-2-400x266.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-2144" alt="open-shuhada-street-2012-2-400x266" src="http://italy.palsolidarity.org/files/2013/02/open-shuhada-street-2012-2-400x266-300x199.jpg" width="300" height="199" /></a>dell’insediamento di Kiryat Arba, ad est delle colline di Hebron.<br />
Dal 1977 i coloni sono scesi al centro della città di Hebron dove hanno costretto le famiglie Palestinesi ad abbandonare le loro case, con le armi, così si sono impadroniti delle loro case.</p>
<p>Nel 1980 l’esercito israeliano ha abbattuto 12 case Palestinesi vicino Shuhada Street, portando al completo dislocamento i proprietari dei negozi.<br />
Hanno chiuso anche la stazione centrale dei bus e dei taxi in questa strada e l’hanno trasformata in una base militare, facendo vivere così i civili a fianco a fianco con l’esercito.<br />
Dopo il massacro della moschea di Abramo nel 1994, dopo che un colono fanatico ha ucciso 29 fedeli in preghiera, israele si è inasprita e ha diviso in due parti la città imponendo una punizione collettiva ai Palestinesi (ironia della sorte, le vittime del massacro).<br />
Shuhada Street è stata chiusa ai Palestinesi, come anche i relativi negozi e mercati.<br />
Questa strada collegava la parte nord della città con i quartieri a sud.<br />
Ora i Palestinesi devono fare un percorso di circa 30 minuti invece che camminare sulla strada.<br />
L’accordo israelo-Palestinese di Oslo del 1995 conteneva un articolo specifico riguardo la situazione a Hebron e prometteva “a. la riapertura dei mercati all’ingrosso e Hasbahe come vendita al dettaglio” e “b. la rimozione dei blocchi stradali che portavano da Abu-Sneineh alla strada Shuhada, per facilitare il movimento in queste strade”.<br />
israele non ha rispettato gli accordi.<br />
Nel Novembre 2006 l’ ACRI (Association for Civil Rights in Israel) ha chiesto al procuratore generale dell’esercito israeliano che i militari riaprissero Shuhada Street.<br />
Il procuratore ha risposto che: “I Palestinesi non posso entrare nella strada solo per errore, e che l’eventuale libertà di circolazione verrà acconsentita solo se vi saranno misure di sicurezza”.<br />
Oggi rimane chiusa nonostante questa dichiarazione.<br />
Il gruppo di attivisti Youth Against Settlements ha iniziato una campagna globale in collaborazione con gruppi solidali internazionali e israeliani, per la riapertura di Shuhada Street.<br />
Hanno dichiarato la giornata del 25 Febbraio, giorno del massacro della moschea di Abramo, come una giornata globale di lotta all’apartheid praticato ad Hebron.<br />
Azioni di resistenza non violenta sono frequenti e a Febbraio del 2012 una dimostrazione massiccia con circa 8000 partecipanti Palestinesi, internazionali e israeliani, ha preso forma ad Hebron.<br />
Di seguito è riportato un elenco di azioni di solidarietà che si potrebbe prendere in considerazione.<br />
1. Dimostrazioni, marce, veglie, flashmobs<br />
2. Presentazioni/incontri informativi sull&#8217; Apartheid a Hebron<br />
3. Mostre fotografiche relative all&#8217;Apartheid ad Hebron<br />
4. Twitter: Utilizzare questo hashtag #OpenShuhadaSt per diffondere il messaggio e informare le masse su Hebron. Questo è particolarmente importante durante la settimana di azioni.<br />
5. Messaggi Video: Creare e inviare messaggi video al forum della comunità, ai media ed ai social media invitando la comunità internazionale a fare pressioni diplomatiche per riaprire Shuhada Street.<br />
6. Scrivere lettere e creare petizioni destinate all&#8217;ambasciatore israeliano o altri funzionari eletti nel vostro paese; chiedendo loro di intervenire<br />
7. Scrivete lettere alle famiglie palestinesi di Hebron per mostrare la vostra solidarietà<br />
8. Bloccate le strades per dimostrare gli effetti della chiusura della strada principale di Hebron.<br />
9. Visitate Hebron per ottenere una migliore comprensione della situazione e avere un&#8217;idea della sofferenza quotidiana della popolazione locale.<br />
10. Adottate tutte le altre modalità non-violente di attività a sostegno alla causa.<br />
<a href="http://www.facebook.com/photo.php?fbid=10151212875856829&amp;set=a.10150161938171829.296462.57781791828&amp;type=1&amp;theater" target="_blank" rel="nofollow">http://www.facebook.com/photo.php?fbid=10151212875856829&amp;set=a.10150161938171829.296462.57781791828&amp;type=1&amp;theater</a></p>
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<div><a href="http://www.facebook.com/photo.php?fbid=10151212875856829&amp;set=a.10150161938171829.296462.57781791828&amp;type=1&amp;ref=nf" target="" rel="theater"><img alt="Foto" src="http://sphotos-f.ak.fbcdn.net/hphotos-ak-prn1/s480x480/73756_10151212875856829_628911397_n.jpg" width="121" height="90" /></a></p>
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<div><strong><a href="http://www.facebook.com/media/set/?set=a.10150161938171829.296462.57781791828&amp;type=3" target="">Foto del diario</a></strong></div>
<p>Announcing 4th Annual OPEN Shuhada St. Campaign (22-25/02/2013)</p>
<p>We are very exc&#8230;</p>
<div><a href="http://www.facebook.com/photo.php?fbid=10151212875856829&amp;set=a.10150161938171829.296462.57781791828&amp;type=1" target="_blank">Continua a leggere</a></p>
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<div>di: <a id="js_2" href="http://www.facebook.com/Y.A.S.Palestine?ref=stream">Youth Against Settlements شباب ضد الاستيطان</a></div>
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		<title>Training a Padova: 2-3 Marzo</title>
		<link>http://italy.palsolidarity.org/2013/02/04/training-a-padova-2-3-marzo/</link>
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		<pubDate>Mon, 04 Feb 2013 20:36:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>SimonCMSS</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[training]]></category>

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		<description><![CDATA[La Rete italiana ISM organizza un training di formazione a Padova nei giorni 2 e 3 Marzo. Il training è aperto a chiunque sia interessato ad andare in Palestina con ISM. Durante il training verrà spiegato cos’è e come funziona &#8230; <a href="http://italy.palsolidarity.org/2013/02/04/training-a-padova-2-3-marzo/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000">La <strong>Rete italiana ISM</strong> organizza un </span><b>training di formazione a Padova nei giorni 2 e 3 Marzo</b><span style="color: #000000">.</span><span style="color: #000000"> Il training è aperto a chiunque sia interessato ad andare in Palestina con ISM.<span id="more-2132"></span></span></p>
<p style="text-align: justify" align="JUSTIFY"><span style="color: #000000">Durante il training verrà spiegato cos’è e come funziona l’ISM, saranno raccontate le esperienze di chi è stato giù, verranno spiegati elementi di cultura palestinese, sarà introdotto e praticato il metodo del consenso, verranno date informazioni legali, consigli pratici e si cercherà di chiarire ogni dubbio. Si alterneranno parti in cui verranno fornite informazioni e parti di discussione a momenti in cui i partecipanti si metteranno in gioco attivamente con attività pratiche. Sarà un&#8217;occasione per capire se l&#8217;International Solidarity Movement è il modo che fa per voi per supportare la lotta di liberazione del popolo palestinese. Per dare la possibilità a tutt* di esprimersi ed essere attivamente partecipi alle attività, il numero massimo di partecipanti è fissato a 15.</span></p>
<p style="text-align: justify" align="JUSTIFY"><span style="color: #000000">Il training inizierà la mattina di sabato e terminerà nel tardo pomeriggio di domenica.</span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="color: #000000">Il costo del training è di 15 euro. La quota d&#8217;iscrizione è comprensiva dei pasti, del materiale fornito durante il training, di parte dei trasporti dei formatori (qualora arrivassero da un&#8217;altra città) ed il restante verrà utilizzato dalla Rete Italiana ISM per le sue iniziative in Italia ed a sostegno degli attivisti presenti in Palestina. Il pranzo di sabato sarà condiviso (ciascun* porta qualcosa). Si dormirà tutti assieme nello stesso luogo dove ci sarà il training, quindi è necessario sacco a pelo e stuoino.</span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="color: #000000">Per iscrizioni o informazioni scrivere all&#8217;indirizzo <a href="mailto:italianism@inventati.org" target="_blank">italianism@inventati.org</a> </span></p>
<p style="text-align: right" align="RIGHT"><span style="color: #000000">“</span><i>Sto anche scoprendo una forza straordinaria e una straordinaria capacità elementare dell’essere umano di mantenersi umano anche nelle circostanze più terribili – anche di questo non avevo mai fatto esperienza in modo così forte. Credo che la parola giusta sia dignità. Come vorrei che tu potessi incontrare questa gente. Chissà, forse un giorno succederà, speriamo.</i><span style="color: #000000">”<br />
</span><b>Rachel Corrie</b><span style="color: #000000">, parlando alla madre dei palestinesi che ha conosciuto.</span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="color: #000000">Ulteriori riferimenti ed informazioni:</span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="color: #000000">Che cos&#8217;è la Rete italiana ISM: <a href="http://italy.palsolidarity.org/chi-siamo/" target="_blank">http://italy.palsolidarity.org/chi-siamo/</a></span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="color: #000000">Sito in inglese dell&#8217;ISM (international Solidarity Movement): <a href="http://palsolidarity.org/" target="_blank">http://palsolidarity.org/</a></span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="color: #000000">Sito del gruppo di supporto italiano: <a href="http://italy.palsolidarity.org/" target="_blank">http://italy.palsolidarity.org/</a> e relativa pagina facebook: <a href="https://www.facebook.com/ReteItalianaIsm" target="_blank">https://www.facebook.com/ReteItalianaIsm</a></span></p>
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