Coloni bruciano ulivi a sarta

27th September 2013 | International Solidarity Movement, Nablus Team | Sarta, Palestina Occupata

Un gruppo di coloni ha bruciato circa 35 ulivi nel villaggio palestinese di Sarta nella tarda notte di giovedì, prima che la zona venisse dichiarata “closed military zone” (zona militare chiusa) per la costruzione di una nuova strada per i coloni.

Circa 60 coloni dall’insediamento illegale di Bruchin e dintorni, molti armati di pistole, hanno dato fuoco agli alberi giovedì 26 settembre. Intorno a mezzanotte, i coloni sono arrivati a Sarta. Il sindaco ha chiesto all’autorità palestinese di mettersi in contatto con l’esercito israeliano per intervenire, ma quando le forze israeliane sono arrivate nell’area hanno informato gli abitanti del villaggio che era stata dichiarata zona chiusa intimandogli di andarsene. Continue reading

I palestinesi fondano il nuovo villaggio “Al-Manatir” in protesta alla politica coloniale illegale di Israele. Burin, Nablus.

fonte: palsolidarity.org  February 3, 2013 |

Aggiornamento del  4 February:

L’esercito israeliano arresta due ragazzi del villaggio in rappresaglia alla fondazione di sabato scorso del villaggio di al-Manateer in territorio palestinese (classificato Area B, secondo gli accordi di Oslo).

Alle 8:30 una presunta ambulanza palestinese è arrivata a Burin. I residenti erano sospettosi in quanto l’autista non sembrava del tutto palestinese. Gli scontri sono cominciati quando un ragazzo si è accoro che gli uomini seduti nei sedili anteriori erano dei soldati  israeliani in uniforme.

Più tardi, mentre Ghassan e Mohammad erano in casa di amici, l’unità speciale israeliana vestita di nero e in passamontagna ha fatto irruzione nella casa chiedendo le carte d’identità per arrestarli entrambi. Ghassan è stato portato ammanettato e bendato verso una jeep dove è stato interrogato dal comandante militare prima di essere rilasciato. Mohammad è stato invece portato, anche lui ammanettato e bendato, alla base militare di Huwara prima di essere rilasciato con la minaccia di arresto nel caso avesse preso un taxi per tornare a casa.burin-2

di Katie W.

2 Gennaio 2013 | International Solidarity Movement, Al-Manatir,  Palestina Occupata

Odio i checkpoint che ci obbligano ad aspettare e a cambiare direzione facendoci fare  lunghe deviazioni. Odio il gas lacrimogeno specialmente quando mi impedisce di respirare. Odio i proiettili di gomma quando mi sparano addosso. Odio le bombe assordanti, specialmente quando le lanciano a tre metri da me e l’impatto mi fa cadere all’indietro. Odio che ai miei amici venga spruzzato lo spray al peperoncino negli occhi  e che siano arrestati. Odio che i manifestanti amici siano arrestati, specialmente quando vengono  presi a calci dai soldati mentre sono già per terra. Odio vedere come le forze di occupazione israeliane (IOF) e la polizia di frontiera ci hanno trattato oggi. Odio vedere come i diritti umani vengano costantemente violati. Continue reading

Due attivisti dell’ISM, tra cui Marco 54enne di Roma, sono stati arrestati e rischiano l’espulsione dopo una nuova protesta nel villaggio Canaan.

Marco ha deciso di resistere alla deportazione ed urgono DONAZIONI per far fronte alle spese legali

fonte: palsolidarity.org

Aggiornamenti (11/2) sulla situazione di Marco di Renzo, arrestato e al
momento detenuto nelle carceri sioniste.
Marco non ha firmato il foglio con cui autorizzava il suo reimpatrio.
Questo significa che nelle prossime 48 ore non potrà essere
reimpatriato.
*

Marco è comparso una volta di fronte al giudice ed ha ricevuto una
visita in carcere da parte dell’avvocato. La parcella dell’avvocato è
di 15.000 shekel (cioè circa 3000 euro). In parte verrà pagato da ISM
in Palestina, ma è decisamente tanto e quindi le donazioni sono più
che benvenute (in fondo il link su come fare per chi ha paypal)
*

Non ci sarà un processo perchè, sebbene le accuse siano false,
vincerlo sarebbe molto difficile. QUINDI, DALLA FINE DELLE 48 ORE
SOPRACITATE, È POSSIBILE MARCO CHE VENGA IMBARCATO SU UN QUALSIASI
VOLO VERSO L’ITALIA.

Marco continua lo sciopero della fame, e rifiuta di assumere cibo emedicinali forniti dalle guardie sioniste. Domani però alcuni compagnipotranno visitarlo e portargli le sue medicine, che ha accettato di prendere dal momento che non provengono da mano sionista. (l’attivista ha subito una tiroidectomia in passato)

Marco di Renzo, residente a Roma, è stato arrestato il 9 di Febbraio, giorno del boicottaggio dei prodotti agricoli israeliani, nel villaggio di Canaan. Questo villaggio è uno dei tanti villaggi di tende che i palestinesi hanno installato, sulla scia del famosissimo

Bab al Shams, per PROTESTARE CONTRO L’ESPANSIONE DELLE COLONIE
ISRAELIANE. L’esistenza stessa delle colonie è in violazione della 4°convenzione di Ginevra (art.49.6), e, nonostante ciò, Israele continuaad espanderle sotto il sostanziale silenzio della comunitàinternazionale. In particolare, questa nuova “ondata” di colonie,riuscirebbe a separare in maniera drastica il nord dal sud dellaCisgiordania, impedendo così gli spostamenti dei palestinesi che vi risiedono.

MARCO È ENTRATO IN SCIOPERO DELLA FAME IN SOLIDARIETÀ CON I PRIGIONIERI PALESTINESI IN SCIOPERO DELLA FAME. Tutti i prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane sono prigionieri politici, ed ilfatto stesso che vengano deportati dal territorio occupato (Cisgiordania o Gaza che sia) all’interno dei territori direttamente controllati dalla potenza occupante va ancora una volta contro la quarta convenzione di Ginevra. I prigionieri palestinesi subiscono tortura, ci sono minori, vengono proibite in molti casi le visite familiari, e c’è la detenzione amministrativa (cioè un palestinese può essere messo in un carcere israeliano senza nessuna accusa o processo). Esistono in questo momento 186 detenuti amministrativi nelle carceri israeliane, ed è appunto partito da questi lo sciopero della fame in solidarietà al quale anche Marco sta scioperando.

PER DONAZIONI COLLEGATEVI AL LINK:
HTTPS://WWW.PAYPAL.COM/IT/WEBAPPS/MPP/SEND [4]INSERENDO
LUPOSOLO@LIBERO.IT COME E-MAIL.

HTTPS://WWW.FACEBOOK.COM/RETEITALIANAISM [5]

HTTP://ITALY.PALSOLIDARITY.ORG [6]

Dave e Marco sono detenuti nel carcere di Givone rischiano la deportazione.

Uno di loro, Marco Di Renzo (54 anni), ha deciso di iniziare uno sciopero della fame da stasera (ieri sera per chi legge) in solidarietà con i prigionieri politici palestinesi e per protestare contro la sua espulsione illegittima. Ha deciso anche di smettere di prendere i suoi farmaci per la pressione sanguigna, esponendo la sua vita a seri rischi date le sue condizioni di salute dovute ad una precedente tiroidectomia.

Le accuse contro di lui sono la presenza in una zona militare chiusa e l’aver aggredito un soldato con la sua macchina fotografica, accusa questa completamente falsa.

 canaan2


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Contadini Palestinesi a Gaza, nella “buffer zone”, nella giornata del BDS.

fonte: Hanan Abu Nasser

La “buffer zone” è quella porzione di terra nei pressi del confine che Israele ha di fatto sequestrato sparando a chiunque si avvicini, e che secondo l’ONU riguarda terreni fertili dal confine fino a un chilometro e mezzo nell’entroterra palestinese, cioè il 35% del totale dei terreni Palestinian farmers joined #BDS day of action in #Gaza's "buffer zone" todaycoltivabili.
Tutti gli aspetti della vita dei Palestinesi sono sotto assedio, compreso quello economico; potrebbero infatti condurre attività commerciali regolari anche di esportazione, tra le tante, se l’assedio israeliano, che impone un’illegale blocco via terra e mare, non impedisse tali attività.C’è da ricordare che il blocco navale israeliano su Gaza ha leso le condizioni di lavoro di 35mila pescatori e, a causa delle restrizioni imposte da Israele sulle frontiere terrestri, i contadini di Gaza hanno perso circa 75mila tonnellate di produzione annua. Continue reading

17enne arrestato a Tel rumeida, hebron

fonte:palsolidarity.org    by Team Khalil

Un giovane di 17 anni è stato arrestato e altri 2, tra cui un ragazzo di 13 anni, sono stati fermati al checkpoint  56 a Tel Rumeida, Hebron.

Verso le 8 di sera del 7 febbraio  soldati delle forze di occupazione arrest1-400x300israeliane hanno arrestato tre uomini, accusati di tirare pietre al posto di blocco. Dopo un’ora Zehdeh Munir, di 17 anni, è stato arrestato e portato in una jeep dell’esercito alla stazione di polizia a Givat Havot, vicino Kiyrat Arba a Hebron.

Gli altri due palestinesi fermati, uno di 25 anni della famiglia Sharabati e l’altro di 13 anni della famiglia Atrash, sono stati rilasciati senza accuse dopo essere stati trattenuti per un’ora. Continue reading

Giornata d’azione globale per il boicottaggio dei prodotti agricoli israeliani a Gaza

fonte: palsolidarity.org

La conferenza stampa di oggi tenutasi per sostenere gli agricoltori e i pescatori israeliani nel porto di Gaza City ha dato inizio a una serie di iniziative che condurranno alla Giornata d’azione globale per il boicottaggio dei prodotti agricoli israeliani Sabato 9 Febbraio. I relatori provenivano dal Comitato Nazionale per il boicottaggio, il movimento studentesco per il boicottaggio di Gaza, il comitato dell’unione agricola, la PNGO (Rete di ONG Palestinesi) e l’Azione Internazionale per la MG_1426-150x150Palestina.

Sabato 9 di Febbraio, migliaia di persone da tutto il mondo parteciperanno all’azione globale per richiedere il boicottaggio dei prodotti israeliani. Nella Striscia di Gaza, gli agricoltori e gli attivisti pianteranno degli olivi ad est del distretto di Zeytoun, vicino la cosiddetta “zona-cuscinetto”, una zona unilateralmente definita off-limits vicino alla recinzione di frontiera. Qualche anno fa, questa zona era ricoperta da olivi che sono stati estirpati dai bulldozer israeliani.